Minori e mondo digitale: perché i genitori devono intervenire (subito)

L’allarme sull’uso inconsapevole e rischioso di Internet e del digitale in genere da parte dei minori continua a crescere. Mentre alcuni Paesi – come Australia e Francia – stanno introducendo limiti severi all’accesso ai social per i minori con il consenso dei genitori, l’UNICEF, proprio nel giorno del Safer Internet Day, lancia un messaggio che non possiamo ignorare: un bambino su cinque di 10 anni, in 26 Paesi su 32 analizzati, non è in grado di riconoscere se un sito web sia affidabile.
Un dato che fa riflettere. Significa che un bambino che naviga online non ha ancora gli strumenti per distinguere informazioni sicure da contenuti ingannevoli o pericolosi.
Il mito dei “nativi digitali”: perché è fuorviante
Anche in Italia la situazione non è molto diversa. Tra i 9 e i 16 anni:
- Il 9,5% non sa modificare le impostazioni della privacy
- 1 su 10 non sa scegliere parole chiave efficaci per una ricerca
Questi numeri smontano un’idea molto diffusa: che i bambini, solo perché crescono circondati dalla tecnologia, siano automaticamente competenti. In realtà, sanno usare i dispositivi, ma non li comprendono davvero. È la differenza tra “saper guidare” e “conoscere il codice della strada”.
Privacy e algoritmi: rischi invisibili ma concreti
Non saper gestire la privacy significa lasciare che piattaforme e sconosciuti accedano a:
- foto
- posizione geografica
- abitudini quotidiane
- preferenze personali
Le piattaforme sono progettate per essere aperte di default. Senza competenze digitali, i minori diventano bersaglio facile di algoritmi e strategie commerciali.
Ricerca online e pensiero critico: un problema sottovalutato
La difficoltà nel formulare ricerche efficaci rivela una carenza di pensiero critico. Chi non sa cercare, finisce per consumare solo ciò che l’algoritmo propone. Questo aumenta il rischio di:
- disinformazione
- contenuti inappropriati
- dipendenza da feed passivi
È come navigare in mare aperto senza bussola.
Il nuovo fronte: immagini sessualizzate e deepfake
L’UNICEF segnala un fenomeno in forte crescita: l’aumento di immagini sessualizzate di minori generate o manipolate dall’IA.
Uno studio condotto con ECPAT e Interpol in 11 Paesi rivela che almeno 1,2 milioni di bambini hanno visto le proprie immagini trasformate in deepfake sessuali. In alcuni Paesi, riguarda 1 bambino su 25. Una proporzione che, riportata a una classe scolastica, fa rabbrividire.
Cosa possono fare i genitori: il decalogo UNICEF
Per aiutare le famiglie, UNICEF Italia propone 9 consigli pratici. Ecco una sintesi ragionata.
1. Iniziare presto
I bambini incontrano l’IA anche senza usarla direttamente. Spiegare con parole semplici cosa è reale e cosa no li aiuta a sviluppare consapevolezza.
2. Parlare dei rischi
L’IA non è un amico, ma un software commerciale. Se un’app è gratuita, il prezzo sono i dati personali.
3. Usare esempi quotidiani
Oggetti come gli smart speaker sono ottimi per spiegare che l’IA non “pensa”, ma combina informazioni.
4. Usare l’IA per imparare
Può essere un tutor, non un sostituto. Meglio chiedere: “Suggeriscimi tre modi per iniziare il tema”, invece di “Scrivi il tema”.
5. Proteggere la privacy
Regola d’oro: mai condividere con l’IA nomi, indirizzi, segreti, emozioni profonde.
6. Imparare insieme
Non serve essere esperti: basta essere presenti e curiosi.
7. Riconoscere i segnali di allarme
Se il bambino si isola o reagisce con rabbia quando deve spegnere il dispositivo, è il momento di intervenire.
8. Collaborare con la scuola
Famiglia e scuola devono dare messaggi coerenti sull’uso dell’IA.
9. Mantenere l’IA al suo posto
La tecnologia è uno strumento, non il centro della vita. Sport, lettura, gioco libero devono restare prioritari.