Le frodi nello streaming musicale sono una minaccia economica e una frode ai fan di musica

Con la crescita del mercato musicale e con il ruolo sempre più centrale dello streaming emergono nuove criticità con rischi elevati per la tenuta del sistema.
Negli ultimi mesi diverse inchieste hanno rilevato un deciso aumento di meccanismi di frode attive sulle maggiori piattaforme streaming con l’obiettivo di sottrarre ricavi con vere e proprie attività di manipolazione degli ascolti su larga scala.
I truffatori approfittano in maniera abile delle lacune nei sistemi di protezione delle piattaforme musicali e lungo tutta la filiera. L’operazione si svolge caricando brani tramite distributori e utilizzando eserciti di “bot” per generare ascolti artificiali, monetizzando su questi falsi ascolti.
Si stima che operazioni come queste abbiano già sottratto milioni di dollari a livello globale ai legittimi autori, artisti e case discografiche.
Poiché i servizi di streaming distribuiscono i ricavi ai titolari dei diritti a partire da un bacino di entrate determinato, i ricavi vengono sottratti ai creatori legittimi che hanno generato utenti, abbonamenti e investimenti pubblicitari sulle piattaforme.
Con l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa, il fenomeno si è ulteriormente industrializzato, consentendo la creazione su larga scala di contenuti artificiali, come brani musicali con artisti fake, e di ascolti fittizi, rendendo la frode più economica, più veloce da realizzare e sempre più difficile da individuare. Si tratta di vere e proprie attività criminali organizzate.
Come si può intervenire?
È ormai evidente come si renda necessario definire un insieme di strumenti con approcci diversificati, proattivi e in continua evoluzione, accompagnati da un’applicazione rigorosa delle regole che affronti sia i contenuti artificiali utilizzati per la frode sia gli ascolti falsi.
Per fermare la frode su larga scala, le entità che dispongono dei dati e della capacità di prevenire queste attività fraudolente — tra cui servizi di streaming, aggregatori di contenuti e distributori — devono agire congiuntamente.
Implementando anche solidi sistemi di verifica dell’identità. I distributori devono sapere chi fornisce contenuti ai loro servizi e i fornitori di servizi digitali (DSP) devono verificare che gli account siano utilizzati da persone reali che interagiscono genuinamente con la musica e non da “bot”. Questo tipo di requisiti è già utilizzato in diversi settori, come quello bancario, e comporta la verifica dell’identità dei clienti, inclusa una valutazione del rischio di attività illecite.
I distributori devono anche adottare misure per verificare non solo l’identità dei propri clienti, ma anche la legittimità dei contenuti prima della loro pubblicazione. L’autenticità sia del cliente sia dei contenuti dovrebbe essere verificata regolarmente.
Le piattaforme streaming hanno il vantaggio di avere una visione complessiva dell’ecosistema e devono sfruttare questo punto di osservazione privilegiato. Questo vuol dire adottare misure avanzate per migliorare l’individuazione, il blocco e la mitigazione dell’impatto di ascolti falsi e playlist sospette.
Quando un soggetto fraudolento viene identificato da una piattaforma o servizio streaming, non dovrebbe poter semplicemente trasferire la propria “attività” altrove. Le informazioni sui soggetti noti e sui loro metodi dovrebbero essere condivise per impedire che eludano i controlli e reiterino i comportamenti illeciti. Questo implica aggiornare costantemente le misure sulla base delle nuove attività e dei nuovi attori fraudolenti identificati grazie alla condivisione delle informazioni.
Queste azioni si traducono in un principio semplice ed essenziale: servizi di streaming e distributori devono collaborare per identificare, contrastare ed escludere dal sistema i soggetti che ne abusano.
Questo è ancora più cruciale con la continua evoluzione dell’IA generativa.
Le case discografiche sono all’opera per adeguarsi rapidamente a questi standard ma come scritto è fondamentale che tutti gli attori coinvolti mettano sul tavolo gli strumenti esistenti per condividere informazioni e applicare le migliori pratiche, solo in questo modo sarà possibile rendere la frode nello streaming realmente difficile e costosa da realizzare.
* CEO di FIMI (Federazione industria musicale italiana)
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