WhatsApp apre ufficialmente le porte anche ai più piccoli

WhatsApp apre ufficialmente le porte anche ai più piccoli, ma lo fa con una precisazione chiara: i bambini non possono essere lasciati soli. La piattaforma di messaggistica di Meta ha annunciato l’introduzione degli account per minori “accompagnati”, pensati per permettere a genitori e tutori di seguire passo dopo passo l’ingresso dei figli nelle chat, con regole più rigide e controlli rafforzati.

La novità arriva in un contesto delicato, segnato dalle nuove norme europee sulla protezione dei minori online e dalla decisione di WhatsApp di abbassare l’età minima di utilizzo a 13 anni in tutta l’Unione europea, in linea con il Digital Services Act (DSA).

Cosa sono gli account “accompagnati”

La nuova modalità di WhatsApp è stata pensata per i preadolescenti e prevede che l’account del minore sia collegato a quello di un genitore o tutore. In pratica:

  • l’adulto autorizza l’iscrizione
  • può configurare impostazioni di sicurezza più restrittive
  • ha un ruolo attivo nel monitoraggio dell’esperienza digitale del figlio

Non si tratta di una sorveglianza totale delle conversazioni – che restano protette da crittografia end‑to‑end – ma di un accompagnamento educativo, pensato per ridurre i rischi più frequenti: contatti indesiderati, accesso a gruppi non appropriati, catene, truffe o forme di cyberbullismo.

Perché WhatsApp cambia rotta

La scelta di Meta non nasce nel vuoto. Negli ultimi anni l’attenzione delle istituzioni europee sulla tutela dei minori online è cresciuta enormemente.

Il Digital Services Act, pienamente applicabile dal 2024, impone alle grandi piattaforme obblighi specifici:

  • più protezione per gli utenti giovani
  • account dei minori più sicuri per impostazione predefinita
  • limitazioni ai contatti da sconosciuti
  • maggiore responsabilità dei gestori delle piattaforme

WhatsApp, rientrando tra le “very large online platforms”, ha dovuto adattare termini di servizio e funzionalità, introducendo strumenti più chiari per il coinvolgimento dei genitori.

Età minima: cosa vale davvero in Italia

Uno dei punti che crea più confusione riguarda l’età.

  • WhatsApp: età minima dichiarata 13 anni in UE
  • Normativa italiana: l’“età del consenso digitale” è fissata a 14 anni

Questo significa che sotto i 14 anni il trattamento dei dati personali richiede il consenso dei genitori, come chiarito dal Codice Privacy italiano e dal GDPR.

L’introduzione degli account accompagnati serve proprio a colmare questa distanza tra uso reale delle app (spesso molto precoce) e regole giuridiche, spostando la responsabilità sugli adulti.

Non solo chat: privacy, foto e responsabilità

È importante ricordare che WhatsApp non è “meno social” solo perché funziona tramite chat.
Il Garante per la Privacy ha più volte ribadito che anche la condivisione di immagini e video di minori in chat costituisce trattamento di dati personali e richiede attenzione e consenso.

Negli ultimi provvedimenti, l’Autorità ha richiamato genitori e scuole sulla necessità di:

  • limitare la diffusione di immagini dei figli
  • evitare gruppi troppo numerosi o non controllati
  • educare i minori al valore dei propri dati personali

Un messaggio chiaro ai genitori

Il segnale che arriva è netto: non basta dare uno smartphone.
L’accesso precoce ai servizi di messaggistica deve essere accompagnato, non delegato.

WhatsApp sembra riconoscere una realtà ormai evidente: i bambini entrano molto presto nel mondo digitale. La differenza la fa come ci entrano. Con o senza un adulto al fianco.

In sintesi

  • WhatsApp introduce account per minori gestiti dai genitori
  • età minima a 13 anni, ma consenso genitoriale fondamentale
  • controlli più stretti su contatti e impostazioni
  • responsabilità educativa e legale resta in capo agli adulti

Per i genitori digitali, il messaggio è semplice: esserci, anche online, fa parte del ruolo genitoriale.

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